Oggi vorrei cominciare col primo di una nuova serie di articoli: “Caterina risponde a Katiuscia”. Parecchi anni fa, tra le varie interviste che avevo fatto, ce ne era stata una che mi ero fatta da sola. Ero stata io sia a porre le domande che a dare le risposte e ne era venuta fuori una cosa molto carina, in cui battibeccavo con me stessa, prendendomi anche parecchio in giro.
Dato che, da qualche mese, ho ripreso a fare le interviste a vari vip, per la rivista Sogno, sulla quale, come molti di voi sapranno, ho una mia rubrica alla quale tengo molto, ho pensato di rispondere anche io alle mie domande, dilungandomi un po’ come amo fare quando vi racconto qualcosa.
La domanda di questa settimana è
“Al primo appuntamento preferisci provocare o essere provocata?”
In generale, nella vita, non ho avuto molti primi appuntamenti, perché le cose nascevano un po’ così. Le persone che potevano interessarmi le conoscevo, magari, tramite amici comuni, e poi cominciavamo a vederci, senza che ci fosse un vero e proprio primo appuntamento. E, in generale, ne ho più dati io che ricevuti di appuntamenti, ad esempio chiedendo alla persona che mi piaceva di venire con me in vacanza, perché stavo per partire. Oggi, invece, i miei appuntamenti sono inesistenti, praticamente azzerati. Col tempo, sono diventata una specie di suora laica. Sto molto bene da sola, sto molto bene con le mie amiche e i miei amici e non ho voglia di complicarmi la vita con una storia. In passato, però, che ci fosse o meno un primo appuntamento, preferivo di gran lunga essere io provocare, perché mi divertiva molto il fatto che fossi io a condurre il gioco. Quando mi piaceva qualcuno, non mi facevo problemi a farglielo capire, sono sempre stata molto libera in questo.
Voglio raccontarvi, però, anche di quando, ancora ragazzina, ero molto timida e non mi veniva per niente facile fare il primo passo. Poco prima che compissi 16 anni, quando ancora abitavo con mia sorella Paola, Isabella Savona, mia collega ed amica, mi aveva chiesto di festeggiare Capodanno insieme a lei. Anche se lavoravo già da quasi due anni nel mondo dei fotoromanzi, ed in questo ero molto adulta, restava il fatto che avevo solo 16 anni, ed erano gli anni ’70, altri tempi rispetto ad oggi. Paola, poi, era molto vigile e non mi permetteva ancora di uscire da sola la sera ma, in quel caso, dato che Isabella era più grande e mi avrebbe tenuta d’occhio, aveva detto di sì. E così mi ero ritrovata a questa festa, con ragazze e ragazzi anche parecchio più grandi di me e proprio uno di loro aveva subito colpito la mia attenzione. Si chiamava Stefano, era bellissimo ed aveva un paio di occhioni blu nei quali perdersi. Aveva portato la chitarra e passato buona parte della serata a suonare e a cantare tutte le canzoni più belle di quegli anni: Battisti, Mina, Celentano… Ero letteralmente impazzita per lui ma, inutile dirlo, all’epoca ero così timida che non avevo detto o fatto niente per attirare la sua attenzione. Immaginate la gioia immensa che avevo provato il giorno dopo quando Stefano, che si era fatto dare il mio numero da Isabella, mi aveva chiamata, per invitarmi ad uscire assieme. Io avevo accettato con molto entusiasmo e avevo iniziato a prepararmi due ore prima rispetto a quando mi aveva detto che sarebbe passato a prendermi. Eravamo stati a fare una passeggiata e poi al cinema e, da quella sera, ci eravamo messi insieme. Più o meno un mese dopo, per il mio compleanno, mi aveva portato a cena dalla sua famiglia e lì avevo conosciuto Marina, sua sorella, che aveva degli occhioni blu stupendi, molto simili a quelli del fratello, e una bellezza da lasciare senza fiato. Ovviamente, come molti di voi avranno capito, sto parlando di Marina Coffa, una delle attrici di fotoromanzi più famose ed amate. Io e lei avevamo legato subito ed eravamo diventate amiche per la pelle, ma questa è un’altra storia, della quale ho anche parlato nei miei libri.
Quindi, per concludere, posso dire che al primo appuntamento preferisco provocare ma, quando avevo 16 anni, preferivo essere provocata. Nella vita si cresce e si cambia! Al prossimo racconto.

Scrivi una risposta a caterinapiretti Cancella risposta