Per spiegarvi meglio di cosa tratta il mio nuovo libro, ho pensato di lasciarvi qui il capitolo introduttivo. Buona lettura!

“Mi sono successe talmente tante cose:
divertentissime, tragiche, allegre e pericolose,
entusiasmanti e tristissime.”
(Caterina Piretti – Katiuscia. La diva Ribelle)
Qualche anno fa usciva il mio primo libro “Katiuscia. La diva ribelle del fotoromanzo”. Una sorta di diario che, però, proprio un diario non era. Un racconto forse un po’ frammentato della mia vita. Un’autobiografia ben lontana dai soliti canoni. D’altronde, difficilmente ho fatto qualcosa di canonico nella vita. Quel libro l’ho scritto per una serie di motivi diversi, l’ho scritto per me stessa, l’ho scritto perché tante persone a me molto vicine me lo chiedevano continuamente, l’ho scritto per gli altri, per quelli che non conosci, ma che le tue parole potrebbero aiutare. L’ho fatto perché quello che mi è riuscito meglio fare nella vita è stato condividere e scrivere quel libro mi ha portata ad un livello di condivisione mai provato prima. Raccontare la propria vita, sapendo che quello che scrivi verrà letto da persone che non conosci, non è facile. Mettere i propri fatti in piazza, quando alcuni vorresti farli sparire sotto il tappeto, richiede coraggio, anche se, come me, non ti penti di niente perché, in fin dei conti, quello che hai fatto ti ha portata ad essere chi sei. Da questo punto di vista, ho cercato di prendere quell’esperienza come un esercizio di pratica buddista, proprio il “dare e condividere”. E quello che ho dato e condiviso spero possa essere stato, e che continui ad essere, di aiuto a persone che, come me, hanno toccato il fondo e hanno bisogno di trovare la forza per rialzarsi. Ho raccontato la cruda realtà della mia vita nei miei anni bui e ho raccontato lo spirito che oggi mi spinge a vivere la mia quotidianità dando sempre il massimo. Ho parlato dei più grandi dolori che ho avuto e delle più grandi gioie che ho vissuto. È stato un processo doloroso e catartico che ha richiesto moltissime energie perché, a volte, ricordare può essere complicato. Dimenticare sarebbe più semplice e meno doloroso, ma non c’è niente che io voglia cancellare dalla mia mente. Ogni cosa, bella o brutta, terribile o meravigliosa, mi ha portata ad essere qui oggi, seduta alla mia
scrivania, pronta a partire con un nuovo progetto da portare avanti con gioia ed energia.
“L’uomo nasce come seme:
può diventare un fiore oppure no.
Dipende tutto da te, da cosa fai di te stesso;
crescere o no dipende da te.
È una tua scelta e questa scelta
va affrontata ogni momento;
in ogni istante ti trovi a un crocevia.”
(Osho)
Con questo nuovo libro, che mi ritrovo a scrivere a distanza di qualche anno dal primo, ho voglia di fare un percorso di scrittura completamente diverso. In “Katiuscia. La diva ribelle del fotoromanzo” ho parlato, tra le altre cose, del bisogno e del desiderio che ho sempre avuto e che ancora ho di condividere le mie piccole e grandi fortune con gli altri. In questo libro, voglio andare più a fondo e mettere insieme tutto ciò che è per me la condivisione, che è sempre stata e continua ad essere una parte fondamentale della mia vita. Ho sempre vissuto lo scambio con gli altri come qualcosa di vitale e adesso, per me, sta diventando necessario raccontarlo. Questa volta, però, nel farlo, mi voglio divertire tantissimo. Voglio ridere e voglio farvi ridere. Voglio parlarvi delle cose che mi rendono felice, delle cose che preferisco, dei piccoli problemi quotidiani che, come tutti, mi trovo ad affrontare e di cosa è stato per me, nello spazio e nel tempo, intrecciare la mia vita con quella degli altri. Questo mio bisogno di raccontarmi ancora una volta, anche se in modo totalmente diverso, è nato da poco, durante il lockdown. Per una persona come me, abituata ad essere sempre circondata, sia nella vita privata che nel lavoro, da tante persone, rimanere lontana da tutti è stato faticosissimo. Non vedere mio figlio per settimane e settimane è stata una tortura. Per quanto quel periodo mi sia pesato molto, soprattutto verso la fine, è stato comunque un tempo che ho amato perché mi ha permesso di scoprire un’altra me e perché mi ha permesso di proteggere i miei cari, in un momento in cui le cose che accadono nel mondo sono così folli da sembrarci irreali. E così, dopo quel periodo di solitudine, il bisogno di condividere è tornato prepotentemente a fare rumore nella mia testa e nel mio spirito, per attirare la mia attenzione. Per placarlo, ho iniziato a pensare di rendervi partecipi della mia ordinaria straordinaria quotidianità, che trova le sue basi nella condivisione, e del mio ordinario straordinario passato, durante il quale tanto ho dato e tanto ho ricevuto.
“Lo straordinario accade solo
quando inizi a vivere le piccole cose ordinarie.”
(Osho)
Come sempre, però, non ho nessuna intenzione di seguire una strada pretracciata o un qualsiasi percorso logico, se non quello della condivisione. Voglio unire, nella stessa pagina, ricordi lontani decenni a quelli di questa mattina, per portarvi a spasso con me in quella folle frenesia che pervade le mie giornate e, più in generale, la mia vita. D’altro canto, come dico spesso, un po’ di sana follia serve sempre. Fa da condimento a giornate che altrimenti, almeno per me, sarebbero un po’ noiose. Anche se poi ad annoiarsi non c’è niente di male, no? Mi è capitato raramente nella vita, ma anche a me è successo di pensare, in quei periodi in cui tutto corre troppo velocemente perfino per i miei standard, che magari annoiarmi per un paio di giorni sarebbe stato piacevole. Come dice spesso mio figlio Neri: «Ogni tanto ti devi fermare un attimo mamma, così non si può, stai sempre a mille». Quindi in questo periodo post lockdown, durante il quale le fiere in cui lavoro son ferme e di conseguenza sto un po’ più ferma anch’io, mi lancerò in questo nuovo progetto che ho provato a descrivervi, almeno per come è adesso nella mia testa. Vedremo alla fine cosa ne verrà effettivamente fuori. Quando si va a briglia sciolta è sempre così, non puoi sapere quale sarà il risultato. Se questa, però, sarà un’esperienza piacevole per me che scrivo e per voi, miei ipotetici futuri lettori, che leggerete, ne sarà valsa la pena.
“Un po’ di follia,
quel tanto che basta per godersi la vita,
e un po’ di saggezza per evitare gli errori:
questo basta.”
(Osho)
Come avrete già notato leggendo i meravigliosi pensieri di Osho che ho citato prima, in questo libro vorrei condividere con voi anche delle frasi che mi hanno colpita e che ho trovato attinenti agli argomenti di cui stavo parlando, un po’ come facciamo tutti sui social.
Un’altra cosa che voglio fare è scrivere dei suggerimenti, dei consigli, che potranno essere scherzosi o molto seri in base alle occasioni. E poi ci saranno le piccole curiosità su di me e sulla mia vita. Alcune di queste, i miei “fan” più accaniti le conosceranno già, ma spero di riuscire a stupirvi con delle vere e proprie chicche. Insomma, in questo momento ho tantissime idee che mi frullano per la testa.
Nella vita, non mi sono mai presa troppo sul serio e non ho alcuna intenzione di cominciare a farlo adesso. Non mi reputo una scrittrice, sono solo una persona che ha tanto da dire. Avrei così tante cose da raccontare che, in questo momento, mentre scrivo questa introduzione, vedo scorrere veloci una tale quantità di immagini del mio passato più lontano e più recente che penso sarà veramente difficile metterle tutte su carta. Ho tutta l’intenzione di provarci, però, dando sempre il massimo e cercando di dare un minimo di ordine ai miei ricordi e ai miei pensieri.
Spero proprio che io e voi avremo una relazione che non si fermerà ad una prima lettura delle pagine di questo libro, ma che vi tornerà la voglia, in futuro, di tirarlo più volte fuori dalla libreria, per rileggere un passaggio o un capitolo che vi erano piaciuti particolarmente o che vi avevano trasmesso una certa emozione. Quindi comincerò con voi da dove iniziano la maggior parte dei rapporti: vi va di venire a cena da me?
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