Proseguiamo con la serie di articoli: “Caterina risponde a Katiuscia”. E passiamo ad un’altra delle domande che faccio spesso ai VIP che intervisto per la rivista Sogno, dove ho anche una rubrica alla quale tengo moltissimo.
La domanda di questa settimana è
“Sei mai stata tampinata da qualcuno?”
Beh sì, devo dire che all’epoca dei fotoromanzi mi capitava abbastanza spesso. E ci sono anche stati dei casi particolari. Il tampinamento più importante della mia vita è stato da parte di Antonella, che poi è diventata la mia migliore amica. Vi cito un pezzetto del mio nuovo libro per raccontarvi di come ci siamo conosciute, tratto dal capitolo L’altra me che ho dedicato proprio a lei.
“Ci siamo conosciute giovanissime, lei aveva quattordici anni e io poco più di sedici. Era una mia fan accanita, forse la più accanita di tutti, che non demordeva mai di fronte all’idea di volermi incontrare. Mi aveva scritto una marea di lettere, era venuta spesso fuori dai cancelli della Lancio e poi, da ragazza intraprendente quale era, aveva trovato l’indirizzo di casa mia e, un pomeriggio, l’avevo trovata ad aspettarmi sotto al portone.”
Come potrete ben capire, l’inizio è proprio da tampinamento, ecco com’è proseguita la storia, però:
“Era una persona molto carina, buffa, simpaticissima, ironica e intelligente. Era veramente piacevole passare il tempo con lei, per cui, piano piano, eravamo diventate amiche. Ci vedevamo spesso e andavamo in giro per Roma sul mio motorino, anche senza una vera meta, solo per il piacere di stare insieme. Quando uscivamo a piedi, era tutto più complicato. La gente mi riconosceva e si fermava di colpo per parlarmi e Antonella mi faceva da “guardia del corpo”. Anche se era uno scricciolo, era capacissima di mettersi tra me e le persone che volevano avvicinarmi, per farle desistere. Le piaceva questa sua condizione privilegiata al mio fianco e le piaceva ancora di più che io non mi comportassi mai da diva, ma che fossi una ragazza che, come lei, voleva divertirsi. Dopo un po’ di uscite insieme, la nostra amicizia era esplosa in quel rapporto profondo che ci avrebbe accompagnate per sempre e, da quel momento, eravamo diventate inseparabili.”
L’amicizia con Antonella è stata una delle cose più belle che mi sia capitata e non penso di averla mai ringraziata abbastanza per avermi “tampinata” quando eravamo delle ragazzine. Non c’è più da parecchi anni, ormai, ma mi manca tutti giorni. Lei è stata ed è una delle persone più importanti della mia vita, abbiamo condiviso per molti anni gioie e dolori, vivendo tutto in simbiosi. Tutto, però, è cominciato perché era venuta sotto casa mia, nel lontano pomeriggio di moltissimi anni fa, per conoscermi.
Altri tampinamenti non sono andati affatto allo stesso modo. Mi ricordo di una volta in cui stavo andando a Porto Ercole e, sul parabrezza della mia macchina, avevo trovato una rosa. Come avrete ormai capito, non sono una che fa troppo caso alle cose, quindi ero salita in auto con bagagli e rosa appena trovata ed ero partita senza preoccuparmi minimamente di nulla. Ora, come molti di voi sapranno, per arrivare da Roma all’Argentario, ci voglio quasi due ore, non è che sia proprio vicino. Immaginatevi il mio stupore quando, un attimo dopo aver parcheggiato, mi ritrovo davanti un tipo che mi dice che mi aveva lasciato una rosa sulla macchina e che voleva portarmi a cena fuori. Ecco! Adesso immaginatevi con quale vemenza io possa avergli detto di no, dopo aver scoperto che ero stata seguita da un’altra auto per tutto quel tempo, senza oltretutto essermi accorta di niente. Il massimo, però, era stata la sua risposta. Sì, perché di fronte al mio no, lui non aveva battuto ciglio. Dopo avermi detto sorridendo: «Mi dispiace per te, hai perso una chance», era tranquillamente risalito in macchina per tornarsene a Roma. Ed io, da un lato, avevo tirato un grosso sospiro di sollievo, perché scoprire che qualcuno ti ha seguito per due ore non è per niente piacevole, ma, dall’altro, avevo riso di cuore. Quel suo dirmi che ero stata io a perdere una chance me lo aveva fatto stare quasi simpatico!
C’era stata anche un’altra occasione in cui ero stata seguita e, ovviamente, anche in quel caso non mi ero accorta di niente. Alla fine di una giornata di lavoro, ero uscita dalla Lancio ed ero salita in macchina per tornare a casa. Non mi ero accorta che appena la mia auto era partita, un’altra si era subito lanciata all’inseguimento. Alla Lancio, però, avevano visto bene tutta la scena, quindi mi era venuta dietro anche la sicurezza che, una volta arrivata a casa, aveva “bloccato” l’uomo che mi aveva seguita, intimandogli di tornare da dove era venuto.
Devo dire che alla fine, però, le mie sono tutte storie delle quali sorridere e la reputo una gran fortuna. Spero che questo nuovo articolo vi sia piaciuto. Al prossimo racconto!

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